
Ho perso il conto dei giorni che ormai abbiamo passato in quarantena. Non credo nell’utilità dei conteggi nel nostro piccolo, almeno non ora. Forse saranno utili poi.
Certo sento anche su di me, soggetto assolutamente fortunato in una famiglia di soggetti fortunati, la fatica di condurre con spiragli di normalità le giornate.
Le emozioni/stati d’animo che emergono, e che è normale emergano, sono ansia, preoccupazione, tristezza.
Ci sentiamo impotenti di fronte ad un virus che dilaga fino a determinare una pandemia. E come potremo non esserlo, nel nostro piccolo.
Ci sentiamo soli, rinchiusi, privati della nostra libertà.
Chi ha più difficoltà a gestire la quarantena è colui che non è abituato a stare con se stesso.
Molto tempo a disposizione per riflettere. Nessun luogo dove poter scappare.
Molti pensieri hanno tempo di affiorare e portarti dove vogliono, se non sei abituato a condurli, se di norma lasci che sia l’esterno a condurli: la spesa da fare, il documento da inviare, il collega antipatico e saccente, l’amica ex amica impicciona, i tuoi figli che non hai abituato all’autonomia e alla presa di responsabilità.
Con 2000 cose da fare al minuto, almeno in parte i tuoi pensieri possono essere lasciati scorrere, senza meta, senza significato, in un andirivieni che assomiglia al movimento della bandiera nel vento. Senza valore.
Ma senza 2000 cose da fare, il tuo pensiero vaga sul pensiero, vaga sulla preoccupazione, sorvola e trafigge l’ansia. E’ così la preoccupazione aumenta, il pensiero si autoalimenta, l’ansia trafigge il tuo stomaco.
Cosa possiamo fare allora? Nel nostro piccolo, ovvio!
Di che cosa? Del nostro piccolo!
Diversi studi psicologici evidenziano conseguenze importanti in termini di disturbi e patologie psicologiche insorte dopo periodi di quarantena per emergenza sanitaria. Gli studi condotti sulla SARS evidenziano che circa il 30% delle persone coinvolte nelle quarantena ha sviluppato sindromi depressive, un altro 30% sindromi post traumatiche da stress.
E gli altri?
Gli altri si sono occupati del loro piccolo, vincendo quindi il senso di impotenza che deriva dal fronteggiare qualcosa che non conosciamo né è sotto il nostro controllo. Ma guidando, controllando, agendo, migliorando ciò che è sotto in nostro controllo.
NOI STESSI.
In queste giornate di riflessione, pensa a cosa può insegnarti questa dura lezione.
Pensa a cosa puoi imparare per migliorarti.
Pensa a cosa ti piace di te. Pensa a cosa non ti piace.
Pensa a cosa funziona nella tua vita. Pensa a cosa sarà bene modificare della tua vita.
Pensa in quali aree vuoi di più.
Quando hai determinato i tuoi obiettivi, formula un piano per raggiungerli.
Mettilo in pratica da ora, con piccole azioni, e di più quando tutto questo sarà finito.
Il pilota sei tu.
Puoi decidere di far guidare l’ansia. Puoi decidere di far guidare i tuoi valori ed i tuoi desideri.